 |

Negli ultimi anni, dopo grosse aperture all'economia di
mercato, si e' affacciata sulla scena mondiale una nuova
potenza economica: la Cina. Con un prodotto interno lordo
che sovente supera le due cifre percentuali, la Cina e'
divenuta a tutti gli effetti un vero e proprio “nuovo caso
economico”. In questo articolo cercheremo di analizzare
pericoli, opportunita' e situazione attuale di questo
gigante che spesso viene visto come un vero e proprio
spauracchio.
Da un lato c'e' da dire che i prodotti “Made in China”
costano pochissimo e alle volte mettono in difficolta' gli
operatori commerciali che devono confrontarsi con essi;
infatti, specie per gli articoli di bassa qualita', spesso
la concorrenza con tali prodotti risulta insostenibile; caso
diverso per chi distribuisce articoli di alta qualita' e con
un marchio affermato che riesce ancora a mantenere le
proprie quote di mercato. Ma questa situazione puo' durare ?
Considerando l'ingresso della Cina nel WTO (World Trade
Organization), subito dopo i drammatici eventi del settembre
2001, probabilmente l'effetto “prezzo” e' destinato ad
attenuarsi. Questo per varie ragioni; la prima dovuta ad un
adeguamento delle condizioni e garanzie dei lavoratori che
prima o poi dovranno riposizionarsi su determinati standard
che il WTO prevede, pertanto il costo della manodopera (oggi
bassissimo) dovra' per forza di cose salire. Un secondo
motivo di tali margini di sviluppo e' dato dall'ancoraggio
della valuta cinese al dollaro; gia' in altre situazioni
(leggi Argentina) si e' visto che, in un libero mercato
delle valute, situazioni di questo tipo sono destinate ad
avere una fine. In questo momento, con un dollaro in lenta
ma costante discesa sulle altre valute, che sta diventando
un problema specie per chi porta a bilancio percentuali
importanti con le esportazioni negli States, potrebbe
risultare piu' plausibile una rivalutazione della valuta
cinese (Yuan) che un abbassamento dei tassi da parte della
Banca centrale Europea.
E cosa potrebbe verificarsi, nello scenario economico
globale, con una rivalutazione dello Yuan ?
Sicuramente una revisione, ovviamente al ribasso, della
crescita del Pil cinese di qualche punto e di logica
conseguenza un riallineamento dei corsi azionari delle
aziende quotate i quali prezzi si adeguerebbero alle nuove
stime che gli analisti stilerebbero.
In termini pratici uno storno dei prezzi delle azioni che,
pur non configurando un vero e proprio crollo, si
porterebbero su valutazioni decisamente inferiori a quelle
attuali; infatti i mercati azionari, che spesso si attestano
su prezzi che scontano le aspettative future in base a
quelle attuali, si riposizionerebbero in base alle nuove
stime di crescita previste.
Questo scenario verrebbe certamente meno se il Pil americano
continuasse a crescere di pari passo ad una diminuzione del
debito pubblico USA che allo stato attuale pare sempre piu'
fuori da ogni controllo nonostante i proclami “politici” di
Georgie W. Bush.
Un ulteriore campanello di allarme, suonato in questi ultimi
giorni e' dato da un ulteriore abbassamento dei prezzi di
taluni articoli del comparto High-Tech; questo dato puo'
essere letto come normale adeguamento dovuto alla
concorrenza mondiale oppure puo' essere letto come segnale
di iperproduzione, cioe' di una situazione dove l'offerta
supera la domanda ed in questo caso, per riuscire a vendere
i prodotti in eccesso, e' necessario ritoccare i prezzi
degli articoli al ribasso; se la seconda ipotesi dovesse
trovare conferma i dolori si avvertirebbero a livello
mondiale; infatti una moltitudine di aziende occidentali
hanno creato negli ultimi anni della Joint-Venture con le
aziende cinesi, effettuando investimenti di notevole entita';
in questo caso gli investimenti effettuati non darebbero,
almeno nel breve periodo, i frutti attesi.
Insomma…..per il momento l'analisi fatta riguarda pericoli e
situazione attuale del “nuovo gigante economico”.
E le opportunita' ?
Beh…. Il discorso e' sempre lo stesso. Gli scenari
ipotizzati potrebbero, come sopra scritto, venire spazzati
via da una nuova crescita economica mondiale, trainata come
sempre dagli USA, che permetterebbe di sanare gli attuali
scompensi economici senza la necessita' di interventi su
tassi o valute e permettere un'ulteriore crescita del pil
cinese.
Il concetto rimane sempre lo stesso, rischio e rendimento
viaggiano sullo stesso binario, cio' che permette di
accedere ad un'opportunita' deve essere misurato in termini
di Asset Allocation (ripartizione delle disponibilita'
finanziarie di un singolo risparmiatore), pertanto un
mercato settoriale, come lo e' la Cina, puo' tranquillamente
essere presente nel portafoglio di un investitore,
l'importante e' che ci stia con una percentuale corretta; se
poi su questo settore i vuole ulteriormente frammentare il
rischio, consigliamo di rileggere l'articolo uscito su “The
Wall” di settembre 2003.
Marco Giorgetti - Promotore Finanziario
Tel.055-5520892 -
M_Giorgetti@libero.it
|