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domenica 7 settembre 2008 ore 16.27

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I CURDI - UN POPOLO SENZA PATRIA


Kurdistan - Curdi, un popolo senza patria


La storia ci dice che i curdi sarebbero discendenti dagli antichi Medi, una popolazione di origine indo-ariana e religione zoroastriana (dal VII secolo d.C. si convertirono all'Islam), che dall'Asia centrale si diresse verso i monti dell'Iran intorno al 614 a.C. Differenze sociali, geografiche, economiche hanno impedito nel tempo l'unità di questo popolo; questa insanabile divisione della società curda ha giocato a favore degli stati più potenti di quell'area, interessati a sfruttare le tribù curde in funzione di cuscinetto con altri stati, e a sfruttare le risorse di cui è ricco il Kurdistan, ovvero l'area geografica abitata dalla popolazione di tale etnia: ingenti giacimenti di petrolio e di numerosi materiali come ferro, argento, uranio, e in particolare cromo.
I feudi curdi comunque hanno goduto fino al XIX secolo di una certa indipendenza all'interno degli imperi ottomano e persiano; in seguito i turchi, bisognosi di maggiori risorse economiche a causa della propria debolezza sul fronte europeo, adottarono una politica repressiva nei loro confronti, attraverso deportazioni di massa e imposizione di governatori ottomani al posto dei capi curdi. Verso la fine del secolo la questione curda conquistò l'interesse degli intellettuali europei, grazie anche alla comparsa delle prime pubblicazioni in lingua curda.



L'epilogo della prima guerra mondiale, con la fine dell'impero ottomano, lasciò immaginare che fosse possibile creare uno stato curdo indipendente. L'impressione fu confermata dal trattato di Sévres del 1920, con cui il diritto dei curdi ad avere un loro stato indipendente era ufficialmente riconosciuto. Ma tre anni dopo il trattato di Losanna cancellava qualsiasi allusione al popolo curdo e alla loro terra, che rimase di fatto divisa fra Turchia, Iran, Iraq e Siria. I contrasti più aspri si verificarono nella nuova Turchia nazionalista, bisognosa di tradurre nei fatti il ruolo centrale che veniva assegnato al “popolo turco”. L'autonomia dei curdi fu ben presto cancellata dalle leggi e dall'esercito, che nella repressione fece uso anche di armi chimiche e bombardamenti aerei.

Popolo Curdo - Curdi, un popolo senza patria


Abdullah Ocalan - Curdi, un popolo senza patria


Il secondo dopoguerra vide la nascita di una repubblica indipendente curda, guidata dal curdo iracheno Mustafa Barzani, ma durò soltanto undici mesi. Barzani era il fondatore del Pdk (Partito Democratico Curdo), il primo movimento di liberazione dei curdi ad impugnare le armi per difendere la causa.
In Iraq la questione curda viene usata per cercare di destabilizzare il regime di Baghdad, considerato troppo filosovietico: l'appoggio di Iran e di Israele consente a Barzani e i suoi di concludere un accordo di pace nel 1970 per garantire l'autonomia del popolo curdo: ma anche questa volta le aspettative furono tradite, e pochi anni dopo la nascita in Iran del regime di Khomeini, autore della frase “uccidere un curdo non è peccato”, mutò ancora lo scenario.
In quel periodo nacquero nuovi partiti curdi, tra cui il Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan), fondato da Abdullah Ocalan, molto attivo sul fronte turco dove organizzò una vera e propria guerriglia che dal 1984 al 1999 ha prodotto 30mila morti, in parte anche di etnia curda.
Il secondo dopoguerra vide la nascita di una repubblica indipendente curda, guidata dal curdo iracheno Mustafa Barzani, ma durò soltanto undici mesi. Barzani era il fondatore del Pdk (Partito Democratico Curdo), il primo movimento di liberazione dei curdi ad impugnare le armi per difendere la causa.



In Iraq la questione curda viene usata per cercare di destabilizzare il regime di Baghdad, considerato troppo filosovietico: l'appoggio di Iran e di Israele consente a Barzani e i suoi di concludere un accordo di pace nel 1970 per garantire l'autonomia del popolo curdo: ma anche questa volta le aspettative furono tradite, e pochi anni dopo la nascita in Iran del regime di Khomeini, autore della frase “uccidere un curdo non è peccato”, mutò ancora lo scenario.
In quel periodo nacquero nuovi partiti curdi, tra cui il Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan), fondato da Abdullah Ocalan, molto attivo sul fronte turco dove organizzò una vera e propria guerriglia che dal 1984 al 1999 ha prodotto 30mila morti, in parte anche di etnia curda.
Nel 1991, in piena Guerra del Golfo, il fronte anti-iracheno spinse i curdi a ribellarsi contro il regime di Saddam Hussein, il quale a guerra conclusa dette il via all'operazione chiamata Anfal, una specie di “soluzione finale” per i curdi, costretti quindi ad un terribile esodo verso altri paesi, mentre viene creata dall'ONU un'area protetta nel nord del paese, una specie di Kurdistan di fatto, amministrato dai due partiti principali fino al 1994. Quattro anni dopo la questione curda acquistò nuovamente rilevanza europea, nel momento in cui Ocalan fu costretto a lasciare la Turchia e chiese asilo politico in Italia. La vicenda si chiuse con la nuova partenza di Ocalan per il Kenya, dove fu arrestato; ma le sue proposte per un rafforzamento del Congresso nazionale curdo (con sede a Bruxelles), rifiutate dal Pdk guidato dal figlio di Mustafa Barzai, hanno messo in luce per l'ennesima volta le insanabili divisioni del movimento curdo. Divisioni così forti e radicate da far pensare che sarà molto difficile, negli anni a venire, poter assistere alla nascita di uno stato che tutti i curdi possano chiamare “patria”. Se un vecchio detto afferma che “I curdi non hanno amici”, è lecito sospettare che spesso non ne abbiano neanche tra di loro.



Leonardo Testai




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