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giovedì 28 agosto 2008 ore 18.00

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MICROSTORIA: VESTIGIA DI UNA FORTEZZA INESPUGNABILE

 
Camars Clusium


E' stato identificato nel territorio comunale di Calenzano, in località detta "il Chiuso", il sito di una estesa area urbana d'ofigine remota, racchiusa entro un perimetro chilometrico munito di possenti mura che raggiungono spessori ragguardevoli di oltre tre metri di larghezza e considerevoli altezze fuori terra, per quanto ridotte in rovina e in gran parte franate a terra. Queste mura si caratterizzano per un apparecchio murario a secco in lastre lapidee ciclopiche alternate a blocchi irregolari sommariamente sbozzati in pietra alberese, la struttura muraria è costituita da due grosse muraglie contrapposte, leggermente rastremate verso l'alto e contenenti all'intemo un ampio e compatto sacco di detriti rocciosi, ripartiti in parte sostenuti da leghe lapidee disposte trasversalmente.
La forma della città e ripartita a mo' di ventaglio aperto verso il piede della collina, occupando due versanti collinari che si sviluppano sul pendio collinare al vertice di scarpate naturali di terreno soprastanti le valli della Marina ad ovest e del Chiosina ad est, e il poggio di San Donato a sud, a quote comprese tra i 125 e 200 mt. slm.
La struttura urbana è bene percepibile nonostante l'oblio millenario e le massicce distruzioni dovute agli eventi storici e, più di recente, alla coltivazione di cave di pietrisco servite per la realizzazione negli anni '60 della Al. All'interno della città sono ancora visibili le ampie piattaforme di fondazione dell'abitato principalmente ordinato secondo impianti strutturali disposti a reggipoggio, dove spicca su tutti, in posizione dominante, l'arce castellare sommitale munito di proprie imponenti fortificazioni.
Sono pure chiaramente percepibili, anche con l'aiuto di foto aere zenitali, i tracciati viari interni, oggi interrati, dove spicca un'asse centrale largo alcuni metri che corre parallelo ad un canale artificiale in parte pensile, costruito nel rilevato con muri a secco e munito di lastricatura pavimentale.
Questa incassettatura era utilizzata presumibilmente per la raccolta e il regolare deflusso delle acque da monte a valle. Si deve menzionare il fatto che in prossimità della città, munita di pozzi, sono stati rinvenuti in passato i resti del cosiddetto acquedotto romano che dalla Chiusa di Calenzano si porta con tratto ipogeo, tracciato sotto la città etrusca, in direzione di Settimello, località famosa per il ritrovamento del monumentale cippo stradale d'epoca etrusco-arcaica. Inoltre impressionante per lo stato di conservazione ancora oggi osservabile è la presenza di un cassero bastionato, con relativa postierla e guardiola interna ricavata entro lo spessore murario; questa struttura straordinaria si trova nella parte meridionale della fortificazione ovest in corrispondenza della discontinuità che marcava quella che doveva essere una delle porte d'ingresso dell'area urbana. Alla luce delle ricerche condotte in questi mesi possiamo attribuire a questa città la valenza del villaggio maggiore del grande insediamento Etrusco, identificato nell'antica città-stato di Camars (Camarte), in seguito chiamata Clusium (Clusio).

A rafforzare questa attribuzione, oltre l'esistenza di toponimi ed idronomi di inequivocabile significato (si pensi a Marina, Marinella, Camerella in luogo di Mars, Martis, Camers, ma anche di Chiuso, o la Chiusa, e Chiosina in luogo di Clusio, o Clusium, e Clusina; quest'ultima da intendersi come allusiva al nome stesso del fiume che bagna la regione limitrofa alla città di Clusio), è la grandezza stessa del sistema territoriale finora rilevato con presenze di villaggi fortificati racchiusi entro un lunghissimo pomerio in gran parte munito di muraglie difensive distribuite seguendo un assetto perfettamente circolare e fissato su assi preordinati secondo canonici orientamenti est-ovest, nord-sud rapportati a 2500 anni or sono.

di Giuseppe A. Centauro

Camars Clusium
La guardiola presente nella parte inferiore della cinta muraria


Per gentile concessione della rivista “Microstoria”, bimestrale di Storia locale delle province di Firenze, Prato e Pistoia edita da “Nuova Toscana Editrice”.

   




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