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E' stato identificato nel territorio comunale di Calenzano, in
località detta "il Chiuso", il sito di una estesa area
urbana d'ofigine remota, racchiusa entro un perimetro
chilometrico munito di possenti mura che raggiungono
spessori ragguardevoli di oltre tre metri di larghezza e
considerevoli altezze fuori terra, per quanto ridotte in
rovina e in gran parte franate a terra. Queste mura si
caratterizzano per un apparecchio murario a secco in lastre
lapidee ciclopiche alternate a blocchi irregolari
sommariamente sbozzati in pietra alberese, la struttura
muraria è costituita da due grosse muraglie contrapposte,
leggermente rastremate verso l'alto e contenenti all'intemo
un ampio e compatto sacco di detriti rocciosi, ripartiti in
parte sostenuti da leghe lapidee disposte trasversalmente.
La forma della città e ripartita a mo' di ventaglio aperto
verso il piede della collina, occupando due versanti
collinari che si sviluppano sul pendio collinare al vertice
di scarpate naturali di terreno soprastanti le valli della
Marina ad ovest e del Chiosina ad est, e il poggio di San
Donato a sud, a quote comprese tra i 125 e 200 mt. slm.
La struttura urbana è bene percepibile nonostante l'oblio
millenario e le massicce distruzioni dovute agli eventi
storici e, più di recente, alla coltivazione di cave di
pietrisco servite per la realizzazione negli anni '60 della
Al. All'interno della città sono ancora visibili le ampie
piattaforme di fondazione dell'abitato principalmente
ordinato secondo impianti strutturali disposti a reggipoggio,
dove spicca su tutti, in posizione dominante, l'arce
castellare sommitale munito di proprie imponenti
fortificazioni.
Sono pure chiaramente percepibili, anche con l'aiuto di foto
aere zenitali, i tracciati viari interni, oggi interrati,
dove spicca un'asse centrale largo alcuni metri che corre
parallelo ad un canale artificiale in parte pensile,
costruito nel rilevato con muri a secco e munito di
lastricatura pavimentale.
Questa incassettatura era utilizzata presumibilmente per la
raccolta e il regolare deflusso delle acque da monte a
valle. Si deve menzionare il fatto che in prossimità della
città, munita di pozzi, sono stati rinvenuti in passato i
resti del cosiddetto acquedotto romano che dalla Chiusa di
Calenzano si porta con tratto ipogeo, tracciato sotto la
città etrusca, in direzione di Settimello, località famosa
per il ritrovamento del monumentale cippo stradale d'epoca
etrusco-arcaica. Inoltre impressionante per lo stato di
conservazione ancora oggi osservabile è la presenza di un
cassero bastionato, con relativa postierla e guardiola
interna ricavata entro lo spessore murario; questa struttura
straordinaria si trova nella parte meridionale della
fortificazione ovest in corrispondenza della discontinuità
che marcava quella che doveva essere una delle porte
d'ingresso dell'area urbana. Alla luce delle ricerche
condotte in questi mesi possiamo attribuire a questa città
la valenza del villaggio maggiore del grande insediamento
Etrusco, identificato nell'antica città-stato di Camars (Camarte),
in seguito chiamata Clusium (Clusio). |
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A rafforzare questa attribuzione,
oltre l'esistenza di toponimi ed idronomi di inequivocabile
significato (si pensi a Marina, Marinella, Camerella in
luogo di Mars, Martis, Camers, ma anche di Chiuso, o la
Chiusa, e Chiosina in luogo di Clusio, o Clusium, e Clusina;
quest'ultima da intendersi come allusiva al nome stesso del
fiume che bagna la regione limitrofa alla città di Clusio),
è la grandezza stessa del sistema territoriale finora
rilevato con presenze di villaggi fortificati racchiusi
entro un lunghissimo pomerio in gran parte munito di
muraglie difensive distribuite seguendo un assetto
perfettamente circolare e fissato su assi preordinati
secondo canonici orientamenti est-ovest, nord-sud rapportati
a 2500 anni or sono.
di Giuseppe A. Centauro |

La guardiola presente nella parte inferiore della cinta
muraria
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